Ignazio Gardella. Persistenza dell'architettura.
Sesto San Giovanni, 2025; paperback, pp. 308, col. ill., cm 17x24.
(Estetica e Architettura).
series: Estetica e Architettura
EAN13: 9791222319032
Subject: Architects and their Practices,Urbanism
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Weight: 0 kg
Sappiamo che non è possibile comunicare senza tenere conto del linguaggio e degli interessi di chi ci sta davanti. Lo stesso vale per gli edifici. L'architettura di Ignazio Gardella ha fondato la sua capacità di inserimento nel costruito proprio sulla vocazione dialettica e comunicativa delle opere. Per lui, ogni elemento e ogni figura, come una parola, "non è definibile in sé, ma acquista il suo significato nel contesto architettonico in cui si pone". L'architettura misura la propria presenza corporea rispetto a ciò che già esiste e instaura con l'ambiente preesistente una fitta, ma selettiva, trama di legami. Gardella non ha mai scritto una teoria dell'architettura, ma ha costruito opere capaci di testimoniare e trasmettere il senso più profondo e fondativo dell'architettura. Il libro non restituisce una trattazione esaustiva sulla figura dell'architetto, ma uno sguardo angolato, che scende in profondità su alcune questioni e principalmente sul tema del rapporto che l'architettura costruisce con il mondo esistente. L'esplorazione di alcune opere ripercorre segni, insegue pensieri, incertezze, invenzioni e ci guida nel mondo, solo apparentemente conosciuto, dell'autore. Ci mostra strategie e processi creativi in azione nelle tre diverse scale del progetto e del confronto con le preesistenze, dalla città, all'architettura, agli interni della formazione. È un viaggio a ritroso, rispetto alla vita dell'uomo, e un viaggio verso gli aspetti più intimi della sua architettura. Entrando a fondo nell'architettura di Gardella, indagando il suo specifico modo di fare architettura, scopriamo un'architettura che coinvolge emotivamente, inafferrabile con la sola razionalità. Se oggi ci rivolgiamo con interesse all'architettura di Gardella è proprio per la sua capacità di oltrepassare la superficie delle questioni, e interrogare, tra i "bisogni necessari" dell'uomo, anche quelli che appartengono alla dimensione sensibile, come la necessità di riconoscersi e di sentirsi accolti. Senza entrare in questioni storiografiche, del resto molto note, come la polemica del "custode dei frigidaires", il libro cerca di restituire rotondità a una figura profondamente complessa e antidogmatica le cui inquietudini interiori sono leggibili attraverso le opere, e possono dare risposta alle inquietudini di molti altri architetti.